Blake/e/e/e

RECENSIONI WEB

 

Glasshouse

Hate TV

Blake/e/e/e - BORDER RADIO
Unhip Records (Audioglobe)
Release date: October 10, 2008
Hate Tv, 29 novembre 2008.

di Many

Un amico cantautore mi disse, un giorno, che Paolo Iocca "quando non esagera a parlare di underground, scena, situazione, visibilità, troiate in generale, è un ottimo scrittore e arrangiatore di canzoni. Talento puro". Tra Paolo Iocca e le ceneri dei Franklin Delano (Marcella Riccardi), con un pizzico d'aria di Chicago in sottofondo, la reazione chimica risultante è pura estasi post-folk, avanguardia melliflua (nel senso del miele), gratificazione auricolare. Fossi un campanilista, la mia prima preoccupazione sarebbe quella di salvaguardare i Blake/e/e/e, impedendo la fuga dei cervelli, relegandoli entro i confini nazionali di questo piccolo stivale a mollo in mezzo al mare.

Basta New Millennium's Lack of Self Explanation a spalancare occhi ed orecchi in un sol botto, tra colpi di batterie marziali su voci soffuse e arpeggi delicati al banjo, sferzate elettriche e bordate acustiche, armonia e disincanto; una prova di forza tra Flaming Lips e Califone. The Great Rescue Episode mette un piede nell'indiepop senza mai tuffarvicisi di testa, in perpetuo e stabile equilibrio sul filo dell'avanguardia che in America chiamano "freak-folk". Arkon/Family e Panda Bear al tramonto, seduti sulla sabbia di una spiaggia stretta, una Narrow Zone.

Dopo Time Machine, robotica nella voce di Iocca, tutto l'apparato sonoro via via muta in una candida avanguardia dub-folk. Mentre PJ Harvey giocherella coi Velvet Underground di The Thing's Hollow al suon dei campanellini in sottofondo, la batteria smuove il collo e serra gli occhi e li inerpica inebriati tra sogni e tormenti. E via così, con basi elettriche ed elettroniche che si mischiano a chitarre elettroacustiche e mandolini, voci ora metalliche ora sensuali, ancora chitarre elettoacustiche e banjo, di nuovo mandolini e delirii. Fino alla Border Radio e le lacrime cadenti di San Lorenzo sul finale.

All'amico cantautore, quello che mi disse, un giorno, che Paolo Iocca "quando non esagera a parlare di underground, scena, situazione, visibilità, troiate in generale, è un ottimo scrittore e arrangiatore di canzoni", andrò a stringere la mano quanto prima. Sullo scaffale del salotto sostituisco il pacco dei dischi dei Franklin Delano con questo Border Radio, il futuro avanza e si divora il pregresso, inesorabilmente e con gioia. Fossi uno straniero la mia prima occupazione sarebbe quella lanciare un'OPA sui Blake/e/e/e. Ne farei dono al mondo, li ruberei a quel piccolo stivale a mollo in mezzo al mare.

 

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