RECENSIONI WEB
Blake/e/e/e - BORDER RADIO
Unhip Records (Audioglobe)
Release date: October 10, 2008
Glasshouse Splinder, 15 Ottobre 2008
di popkillmysoul
Convengo nell'espressione "rivoluzione permanente" citata da ufo, bassista degli Zen Circus, in occasione de Il Sorpasso, evento organizzato da Rockit a Roma. Convengo nel fatto che la musica cont enga in essa doti rumorose e neorivoluzionarie, che stimolano il concetto di risveglio da uno stato culturalmente comatoso e che sono forse le più immediate e dirette nel far capire che esiste un'alternativa. Non si parla di musica alternativa, anche se nel caso dei Blake/e/e/e il termine è più che appropriato, ma del concetto forse ormai desueto della possibilità epica di una scelta.
la rivoluzione in atto è una rivoluzione lenta e radicale della quale forse noi non saremo partecipi, ma c'è chi già confeziona le prime molotov.
la Unhip Records per esempio; non ci stancheremo mai di ricordare cosa ha fatto per noi l'etichetta bolognese, durante lo scorso anno. Settlefish, Zen Circus, Disco Drive e il processo non sembra fermarsi, la sedimentazione passa di strato in strato e comincia nuovamente a dare linfa dal sottosuolo con una nuova, ottima uscita: Border Radio dei già citati Blake/e/e/e.
Il disco al primo ascolto non si lascia leggere con facilità, forse a causa della batteria reverberata, che ricorda le prime sperimentazioni elettroniche di metà anni ottanta, ma è una quiete apparente. Si scorge dietro quella ritmica celata una linea di basso che da il senso all'intro, Holy Dub.
Da questo momento pare di assistere ad un film di Iñárritu: ogni traccia una storia, neanche troppo concatenata, ogni traccia uno stile che, in una macrovisione danno il senso dei Blake/e/e/e.
New Millennium's Lack Of Self Explanation, è un continuo incedere di loop, un arpeggio appena accennato, una cassa in quattro quarti, un rullante irrequieto, la calma celata tra le lunghe note di organetto e i cori, rimandano vagamente agli Apostle of Hustle, e ,solo i buoni ascoltatori possono scorgere le piccole ugualianze, i Wilko di a Ghost is Born. le influenze sono cosi tante che il risultato è ineccepibilmente concreto e solido: si scorgono i Velvet Underground in The Thing's Hollow, i Flaming Lips in The Rescue Episode, e ancora Animal Collective, Califone e Low, ma c'è anche spazio per detrazioni Phsyco-Folk, psicologicamente degradanti e oblunghe. Verso il quarto ascolto di Border Radio, si cominciano ad apprezzare gli strumenti non troppo canonici in una musica cosi contemporanea: il banjo (la delicata Holy Yes To The Sunny Days ne riporta un buon esempio) il didgeridoo, il mandolino tutti strumenti che nelle armonie create dagli ex Franklin Delano, Paolo Iocca e Marcella Riccardi, in aggiunta a Egle Sommacal e Mattia Boscolo, danno un retrogusto Folk che non desiste dal far apprezzare ad ogni ascolto un prodotto che sviscera l'intelligenza ed il calore umano, tipico di persone realizzate che cercano in ogni modo di fare la loro musica. forse l'unica nota negativa, è la quasi totale assenza di un filo conduttore, che ostacolerà ai bolognesi Blake-ie (ora residenti a Chicago, dove in realtà il progetto è nato) il processo di "massificazione"; sarà difficile affezionarsi a loro e probabilmente non avremo aspettative per il loro futuro, ma noi, comunque, nell'attesa che il tempo consumi la continua voglia di ascoltare il disco, attenderemo curiosi il loro ritorno.
Cosa la musica, in senso generale, può trasporatere è ormai noto a molti, ma non a tutti. iI Blake/e/e/e dovrebbero essere insegnati a scuola, non per maestria tecnica o sonora, ma perchè rappresentano ciò che si sta perdendo, una sana ed ampia scelta, anche a causa di una cultura sottratta inesorabilmente dei propri spazi, dei propri denari, come se nulla contasse, come se l'unico sentimento che ne verrà fuori da quest'epoca tubefatta dagli errori, sia stare sereni e ben dritti in coda ad aspettare la propria razione. (4/5)
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